
Il Decreto Legge "Sicurezza", che sostanzialmente recepisce il criticatissimo DDL Sicurezza già approvato alla Camera ed attualmente in discussione al Senato, è una notizia che non avremmo voluto leggere.
Il primo aspetto, sicuramente censurabile, è la totale esautorazione del Parlamento, che proprio in questi giorni stava discutendo il pacchetto di norme contenute nel DDL Sicurezza.
Il Governo, decidendo che le regole e i tempi del Parlamento, cioè della democrazia, in un’ottica tristemente nota di iper-pragmatismo politico abusata da tutti, ha deciso di scavalcare il Parlamento, forse reo di non esser stato sufficientemente un “passacarte”.
Ed ancora: il ricorso allo strumento del Decreto Legge (ossia una legge approvata d’urgenza dal Governo, che poi verrà convertita dal Parlamento) per introdurre un numero importante di nuovi reati di discutibile utilità e di legittimità costituzionale (vedi nome anti-protesta) e di altre leggi che incidono notevolmente sulla liberà, non trova riscontri per giustificarlo.
Peraltro questa scelta è stata ampiamente criticata sia dall’Anm (Associazione Nazionale Magistrati) che dalle Camere Penali, eccezionalmente ferme sulla medesima posizione.
Infine, ma non di meno importanza: è molto discutibile l’introduzione di reati con Decreto Legge. Sia per la natura particolarmente afflittiva di un qualsiasi reato, il dibattito parlamentare è quantomeno dovuto ed opportuno. Ma non solo, un nuovo reato non può che intervenire per il futuro (non può essere retroattivo), quindi non si comprende, di nuovo, l’urgenza di un intervento come quello del Governo se non, come in diversi sospettano, per scoraggiare future proteste.



